I gruppi
LA SFIDA / GRUPPI

GRUPPI

Ambascerie

Assistono alla disfida al “nobil ziogo” degli scacchi, alcune ambascerie provenienti dalle antiche città alleate di Venezia. 33 dame, 8 damine e 19 gentiluomini, forniti di sfarzosi costumi, entrano in lizza dietro ai rispettivi gonfaloni. Sfilano in corteo preceduti dal cerimoniere di corte e omaggiano il Governatore Parisio.

Animali

Un tempo seguivano le Ambascerie diversi cani da caccia: levrieri, dalmata, setter e mastini. Sui carri del Mercato cinguettavano in gabbia uccellini esotici. Tra i Comici c’erano persino scimmie ed elefanti. Oggi partecipano allo spettacolo soltanto i palafreni usati come Pedine sulla Scacchiera; l’imponente stallone frisone del Maestro di Campo; i destrieri dei Cavalieri, e infine gli asinelli dei frati con la deliziosa mascotte Susy.

Armati

Un fragore di ferraglia, di passi cadenzati: sono gli 81 Armati del Castello. Indossano corazza, elmi, bacinetti, camagli, giubbe blu e rosse, calze fiammate. Portano armi ad asta, balestre, archi, pugnali. Il Governatore ha deliberato di onorare la disfida con una mostra in campo. I capitani gridano gli ordini. La “zente d’arme” di Marostica esibisce la propria maestria con una serie di ordinativi e figure in formazione. Armi in spalla, 21 alabardieri s’incrociano al passo con 18 fanti schiavoni lungo linee e diagonali; 21 arcieri si scambiano di posto con 21 balestrieri in corsa disciplinata. Un mese di duro addestramento per ottenere un’impeccabile rassegna.

Balletto

Votato alla dolcezza e alla grazia è invece il corpo di ballo. La danza del mercato, sottolineata dai colori sgargianti delle vesti, è allegra e vivace. Al ritmo dei tamburelli e dei sonagli le 6 danzatrici si gettano in salterelli e tarantelle, ora in fila e ora in cerchio, con torsioni e intrecci giocosi. La danza nuziale è invece delicata ed intima. Le ballerine, vestite nelle tenere tinte del verde e del rosa e con tra le mani delle ghirlande di fiori, salutano la fanciullezza di Lionora e raccontano la gioia per l’imminente imeneo.

I borghi

Dal podio, l’Araldo chiama in campo i 6 Borghi di Marostica. Sfilano così sotto le proprie bandiere le antiche contrade: Borgo panica, “industriosi assae et operosi”; Borgo Giara, “pien de zelo et virtuosi”; Borgo Castello, “forti ne la guerra; Roveredo, “come el rover saldi”; Borgo San Sebastian, “dritti a trar de balestra forti e baldi”; Borgo Carmini, “tutti de cuor franco”. S’inchinano infine al Rettore e Capitano veneziano anche le due arti maggiori, nobili nella loro perizia: “l’arte de la paja che i fa la trezza, i la cuse e la taja e “l’arte dei vasari: modelar, piturar, cusinar tuti preclari”.

Cavalieri

Quattro stanno in Scacchiera sotto le insegne del Nero e del Bianco. I primi montano bruni e mansueti cavalli di razza frisona; i secondi dei chiari e nervosi andalusi trattenuti alla briglia da palafrenieri. Tredici cavalieri si esibiscono nello spettacolo equestre e cavalcano splendidi esemplari fulvi dotati di una ferratura gommata antiscivolo. Hanno alle spalle 3 settimane d’intenso addestramento per assuefare gli animali al rullio dei tamburi, agli applausi e alla vista del fuoco.

Comici

E’ l’alba. Sulla Piazza entra un carro coperto da un tendone: è la Compagnia della Commedia de le Mascare che, dopo essersi esibita di fronte al cristianissimo re di Francia, arriva a Marostica per la grande disfida agli scacchi. Sono i classici protagonisti della commedia dell’arte: Arlecchino, Brighella, Balanzone, Pantalone, Pulcinella, Rosaura e Corallina e Capitan Spaventa, alcuni con enormi mascheroni in capo. A chiudere una masnada di 16 piccoli guitti bianchi e neri, che un tempo aveva il compito di lanciare fiori con un’arcobalista da posta.

Dame alle finestre

Dagli alloggi podestarili del Piano Nobile, 13 dame spiano curiose la Piazza dove Lionora e Oldrada stanno per diventare spose dei contendenti Vieri e Rinaldo. Dapprima sbirciano discrete, data la tipica riservatezza muliebre veneziana. Poi, avvinte dalla sfida, spalancano le finestre e si affacciano audaci per assistere alla più grandiosa sfida cavalleresca che sia mai stata corsa in terra veneta.

Falconieri

Pellegrini, gheppi, girfalchi: l’arte di cacciare coi rapaci è la prediletta anche del castellano Taddeo Parisio, gentiluomo iscritto all’albo d’oro della nobiltà veneziana. Eccolo allora uscire orgogliosamente con al seguito i falconieri di corte suoi predatori al pugno dei falconieri di corte, che li trattengono

Fanti merloni

Oltre la merlatura ghibellina, si intravvedono al lume delle fiaccole 5 fanti merloni armati di archi e frecce che presidiano gli spalti del castello. E’ il loro tocco di martinella che sottolinea i drammatici eventi della vicenda; è un loro dardo infuocato che incendia la Scacchiera, emblema della competizione, dando vita a uno dei momenti più suggestivi dello spettacolo.

Gruppo Angarano

L’Araldo, introduce il contendente Rinaldo. Lo scortano suo padre Rambaldo d’Angarano, i secondi Zuane e Diodà, 6 gentiluomini, 15 nobildonne, 5 damigelle e 4 paggi. Assicurata la propria lealtà alla Dominante, Rambaldo s’inchina al Castellano Parisio e reclama che al figlio Rinaldo sia accordato il placet di impalmare Lionora o scendere in lizza contro Vieri.

Gruppo castello

Esce dal Castello la corte veneziana che vi dimora. Introduce il gruppo il cerimoniere; seguono il Governatore Taddeo Parisio, sua figlia Lionora e sua sorella Oldrada, la nutrice Prudenzia, gli Araldi e il chierico domenicano. Infine, si mostrano al popolo i nobili cortigiani: 37 dame, 10 damine, 10 gentiluomini e 6 paggetti. E’ una processione autorevole e fastosa destinata a esibire la magnificenza della Repubblica di San Marco e a sancirne la potenza e il dominio sulla terraferma. Tutti siedono sul palco allestito per l’evento.

Gruppo Vallonara

Chiamato dall’Araldo, il gruppo s’inchina all’Eccellentissimo Governatore Parisio. E’ composto dal contendente Vieri, da suo padre Cante da Vallonara, dai secondi Alvise e Costante, dagli scudieri Falchetto e Alano e da diversi cortigiani: 16 gentildonne, 5 damigelle e 4 paggi. Cante giura amistà e fedeltà alla Repubblica e chiede la mano di Lionora o licenza di singolar tenzone per il figlio Vieri.

Giocolieri

Sputafuoco, giocolieri, equilibristi sui trampoli, acrobati, saltimbanchi, danzatori col fuoco. Un piccolo manipolo di artisti di strada, giunti al seguito dei comici del teatro dell’arte, allietano e meravigliano l’aristocratica platea della sfida.

Massere

Sandre, roane, moretone, marostegane: le ciliegie sono il vanto di Marostica. A portarle in scena nella Partita a Scacchi sono 20 fanciulle. Belle, floride, allegre: le massere sono come i frutti che recano: un piacere per gli occhi, le più belle giovani popolane della città. Non per niente l’araldo commenta così il loro ingresso: “co’ se maridarà a giudicar dai buti, se i fior ze bei più bei sarà i fruti”

Massere

E’ giorno di mercato. Alle prime luci del mattino arrivano sulla Piazza i venditori dei Borghi. Spingono i loro carretti di frutta, fiori, cesti, sporte, cappelli, gabbie, vino, dolci, pani e pesci con un frastuono di ruote sul selciato, un battere di pentolame. I mercanti sono chiassosi; gridano i loro richiami. Tra i banchi si aggira una folla di compratori: popolane indaffarate, nobildonne e gentiluomini curiosi, e giovani cavalieri in cerca di contese.

Musicisti

Trovatori e menestrelli sono giunti in Campo Grande. Recano strumenti antichi, dai profili curiosi: liuti, ribeche, arpe, salteri, vielle, flauti, zampogne, ghironde. Iniziano ad arpeggiare e a pizzicare corde; girano ruote dentate; soffiano in tubi ricurvi; pigiano mantici; scrollano cimbali; percuotono tamburelli, castagnette e campanelle. La lizza si riempie di accordi vibranti, di cadenze e di armonie. Il suono del medioevo riempie l’aria.

Scacchiera

Di colpo si spalanca il portone: la luce è bianca, intensa. Dal fumo opalescente, emergono magicamente le pedine viventi. Sono altissime, fiere, quasi estranee al mondo. Avanzano compatte in unica schiera. I re muovono maestosi, armati di corona e scettro; le regine procedono superbe con i loro manti sorretti dai paggetti; le torri in legno avanzano spinte da otto torrigiani; i cavalli vanno al passo con altrettanti cavalieri e palafrenieri; i pedoni armati di falcioni da parata prendono posto sulla propria casella. La Scacchiera è pronta alla sfida.

Spadaccini

Animosi e fieri, i Marosticani sono un popolo rissoso che non esita a scaricare la balestra in zuffe di strada. Ancora più faziosi e ribaldi sono i giovani rampolli della nobiltà locale. Eccoli procedere, normanna al fianco, tra i carretti del mercato: da una parte i Vallonara, ovvero Vieri Alvise e Costante; dall’altra gli Angarano cioè Rinaldo Zuane e Diodà. Basta una scintilla per accendere le passioni e scatenare la mischia. Basta il bello sguardo di Lionora intravisto tra le cortine della portantina che la conduce a messa. Ed è subito duello mortale.

Tamburi

l suono è profondo, il volume a mille, i toni bassi caldi e asciutti. Quando, dopo un attacco di bacchette, partono i rullanti e i tamburi da parata, tutta la Piazza riecheggia di vibrazioni. I 15 tamburini picchiano sodo coi battenti sulle pelli tese e avanzano con passo marziale, dando il tempo e gli ordini di guerra ai Vessilliferi in corsa. Si muovono in formazione, si arrestano. I fusti d’acero che portano a tracolla recano i colori cittadini: bianco, rosso e azzurro. Sono le tinte della loro cotta e del vessillo che garrisce da oltre mille anni su Marostica.

Trombe

Nove trombe, dette chiarine, accompagnano l’esibizione dei Vessilliferi e ogni altro momento vitale dello spettacolo. Sono strumenti in ottone di semplice concezione, naturalmente intonati in si bemolle. Sono dotati di un bocchino e di un lungo canneggio cilindrico che nella parte finale si allarga per terminare in un padiglione. Gli squilli escono acuti e limpidi e, grazie al pistone, di diverse tonalità.

Vessilliferi

Fiato alle trombe, rullo di tamburi. I 32 Vessilliferi di Marostica, espressione dei borghi cittadini e delle antiche arti della paglia e dei vasai, entrano in scena dietro il Gonfalone della Città, scortato dai Capitani: una parata al passo che presto diventa corsa, carosello di ordinativi e incroci, esibizioni a due, a quattro e a dodici, una giostra di scambi ed esercizi che sfiora i 30 minuti e che occupa l’intera scacchiera.

Zingarelle

Le zingarelle arrivano al Mercato con i loro tipici fazzoletti medagliati in capo. Si disperdono tra i carretti ricolmi di merci. Scaltre e veloci, rubano un frutto, una borsa col denaro. I venditori le inseguono; i popolani le incalzano; gli armati cercano di catturarle. Inutilmente. Le dieci zingarelle corrono come il vento cercando di sopravvivere alla povertà della loro vita randagia.