Il protagonisti della vicenda
LA SFIDA / PROTAGONISTI

PROTAGONISTI

Lionora

Bionda e bella come “rosa muscada”, “cara agli uomini e a Dio”, Lionora è la “fia puta” del governatore veneziano Taddeo Parisio. Vive a Marostica un’esistenza ritirata assieme alla nutrice Prudenzia e alla giovane zia Oldrada, finché un giorno i nobili locali Vieri da Vallonara e Rinaldo d’Angarano non si sfidano a mortale duello per lei, subito mutato dal governatore in una contesa agli scacchi con pezzi vivi. D’improvviso, Lionora si ritrova palio di una straordinaria disputa, mai vista prima nelle terre della Serenissima, a cui assiste trepidante. Amore, “fantolin belo e rubaldo”, l’ha infatti colpita al cuore ed è segretamente innamorata di uno di loro.

Vieri

Vieri da Vallonara, cavaliere dell’Ordine di Rodi, è bello, biondo, d’animo cortese, ed è “fio puto” del nobile Cante. Il suo castello, una casatorre fortificata, è posto nelle valli interne di Marostica, su un’altura sovrastante il villaggio di Vallonara e i possedimenti del monastero benedettino di San Floriano. Vieri è di antico lignaggio ed è perdutamente innamorato di Lionora. L’ha scorta un giorno assieme agli amici Alvise e Costante mentre si recava alla chiesa di Sant’Antonio ed è pronto a battersi per lei fino alla morte.

Cante

Missier Cante da Vallonara “de la Serenissima Repubblica fidel servidor e della città de Marostega fio e difensor” non ignora che il suo maniero, ubicato lungo la via che conduce agli altopiani dei Sette Comuni, è cruciale per il controllo veneziano della transumanza e del commercio con i territori germanici. Perciò è con una certa speranza che si presenta davanti al castellano Parisio e “altamente se onora di dimandar la man de sposa de madonna Lionora par el so fio puto”.

Rinaldo

Moro, energico e animoso, Rinaldo è detto Spadaforte ed è figlio di Rambaldo d’Angarano, il nobile che ha in feudo i territori della Destra Brenta, sul confine orientale di Marostica. Rinaldo è stato stregato dalla bellezza di Lionora e, forte della sua maestria con “armi da ponta e da tajo”, non esita a sfidare a singolar contesa il suo avversario Vieri. E’ con i secondi Zuane e Diodà che egli si presenta dal Castellano per chiedere pubblica soddisfazione e “la man de sposa de la nobil LIonora”.

Rambaldo

Madonna Oldrada è la sorella carnale del castellano Taddeo Parisio, nonché la zia di Lionora, la fanciulla che, facendo innamorare di sé Vieri e Rinaldo, provoca la sfida che diventerà il pretesto della Partita a Scacchi a pezzi viventi. La tradizione la vuole bruna, ma di lei in realtà si ignora quasi tutto: l’età, lo stato, i moti del cuore. Si sa soltanto che la ragion di stato la destina a premio del perdente. Ecco infatti cosa sentenzia il Castellano per dirimere la controversia tra i Vallonara e d’Angaran: “A quel che perdarà, se ‘l se degna, in mariazo darò Madona Oldrada, assae bella e virtuosa! Ze mia sorella e colù che la sposa el me caro cugnà diventerà

Taddeo Parisio

L’aristocratico veneziano Taddeo Parisio è il Governatore del castello di Marostica. Comanda la difesa territoriale, controlla la politica del Consiglio dei Trenta, vigila sulla salute pubblica e sul commercio, e soprattutto regna sui litigiosi sudditi del distretto sempre pronti a contesa armata. Il duello tra Vieri e Rinaldo, spasimanti di Lionora, è per lui un grave dilemma. La legge lo vieta e le nozze di sua figlia non possono bagnarsi di sangue. Ecco allora il ricorso all’antico rito ordalico del giudizio di Dio: sarà una sfida agli scacchi a decidere il valore dei contendenti e il destino di Lionora. Ma Taddeo non ha dubbi: “colù che vincerà sarà quel che Madona in cuor suo canta”.

Prudenzia

Prudenzia, cognata del castellano Taddeo Parisio, è la fida nutrice della bella Lionora. Lei si definisce una “pulzela nigra etiam formosa” nonché “puta de sesto, assae modesta pudica e timorosa”, cioè una fanciulla bruna, dalle floride forme, ben educata, umile e virtuosa. Lo storico la descrive invece come una “vecia” “marantega granda e sbetega”, ossia un’attempata e seccante zitellona che “gnanca el can del pignataro” vuole. Nondimeno, anche Prudenzia sogna per sé un torneo, magari una maschia disfida al calcio fiorentino, ed è pronta ad un pellegrinaggio al Santo di Padova pur di avere un simile miracolo.

Araldo Maggiore e Araldo Minore

Eccoli salire sui podi, pronti ad annunciare i termini della contesa, le regole e le poste in palio, a introdurre i contendenti, a commentare le loro mosse e a proclamare il vincitore. Indossano una cotta di velluto con l’arme di Marostica, come si conviene al loro stato. Severi intimano ai convenuti di non disturbare il gioco con “ciassi sighi lazzi cigoli o subiade” e di non parteggiare per l’uno o l’altro dei contendenti “pena tratti de corda o scuriade sul postergal”.

Maestro di campo

Si chiama Zuan del Lovo, fante schiavone, e ha per stemma tre teste di lupo d’oro su smalto azzurro. Il suo compito è aprire l’evento, precedere il carosello dei cavalieri, scortare le ambascerie e gettare il guanto della sfida ai piedi del Castellano. L’ingresso in scena avviene nel buio, rischiarato appena da una fiaccola. Si ode uno scalpitio di zoccoli e il Maestro di Campo chiuso nella sua corazza traversa la Scacchiera in groppa a un corsiero olandese, un mastodontico esemplare da guerra di razza frisona, sicuro e vigoroso, dal pelame lucente. Stagliati contro il Castello, cavallo e cavaliere sembrano uscire direttamente dal più profondo Medioevo.

Storico

Maestro Lunardo da Fiatolongo è lo storico e il segretario del Governatore Taddeo Parisio. E’ a lui che si deve la cronaca dell’evento, quella sessantina di righe vergate su due fogli di cartapecora, che hanno originato la Partita a Scacchi. Vive nel Castello Inferiore, in un mezzanino ottenuto al pianterreno per i funzionari del Reggimento. Secondo il suo stato, indossa una berretta con becchetto, ovvero con una stola di scarlatto ripiegata sulla spalla, e una lunga palandra di velluto nero bordata di pelliccia di vaio con ampie maniche a “comito” per riporci i ferri del mestiere: la pergamena, il raschietto, la penna d’oca, la lama per affilarne la punta, e l’inchiostro ad encausto.

Cerimoniere

Lungi dall’essere casuale, l’ordine d’ingresso sul campo di gara di un torneo cavalleresco segue un preciso rituale che dipende dal grado di nobiltà, dal censo, dall’anzianità, dal ruolo sociale. L’unico a conoscere tutti i segreti del protocollo ufficiale è il Cerimoniere. Spetta perciò a lui di introdurre, armato di mazza, il gruppo Castello e di seguito le Ambascerie, ovvero le legazioni delle città alleate di Venezia che sono giunte ad assistere alla straordinaria disfida agli scacchi di Marostica, e di presentarle con la dovuta formalità al governatore.

Giullare

Eccolo scendere sulla lizza al seguito del Castellano Taddeo Parisio. Ha vesti bizzarre, colori strani, copricapi ornati di campanellini. I suoi gesti sono scomposti, i movimenti deformi, le smorfie grottesche, e i lazzi comici. Il suo contegno è fatto per trastullare la corte, pronto a deridere tutti, a osare tutto, persino a svelare crude verità. E’ il giullare, l’uomo a cui tutto è concesso: importunare i contendenti, strisciare tra i piedi delle pedine, tormentare gli araldi, galoppare coi cavalli, derubare i frati e persino beffare gli armati e i loro capitani.